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Il “Centro per la salvaguardia dei colibrì".
Il Centro europeo per la salvaguardia dei colibrì è un’Area di Ricerca, un’associazione - Istituzione Scientifica senza fini di lucro, il cui compito è di studiare e realizzare un protocollo d’allevamento per i colibrì. Questo centro è però una realtà complessa, unica nel suo genere in Europa, che racchiude dei laboratori di analisi e di ricerca, ma anche ecosistemi appositamente ricreati per studiare il comportamento e la vita dei colibrì che vivono all’interno. L’obiettivo è quello di dare all’animale oggetto di studio le stesse condizioni dell’ambiente naturale, questo affinché non si renda conto di essere in cattività e possa esplicare tutte le funzioni vitali come nell’ambiente naturale. Solo in questo modo i risultati delle ricerche potranno essere attendibili e tali studi potranno quindi essere esportati nelle riserve naturali sudamericane ed applicati per la riproduzione dei soggetti presenti in natura.
L’attenzione data alla salute psicofisica di ogni singolo animale è importante non solo per il benessere stesso e il rispetto che ogni forma di vita dovrebbe avere, ma risulta essenziale per il raggiungimento delle finalità della nostra istituzione. Un animale costretto a vivere in un ambiente non consono alle sue necessità è soggetto a stress e a depressione, ciò comporta nei casi più semplici un calo delle difese immunitarie, quindi apatia e assenza di nidificazione, mentre nei casi peggiori infezioni batteriche o micotiche.
Per questo motivo tutti i nostri laboratori sono stati camuffati da foreste tropicali, riproducendo i loro ambienti naturali. Ogni qualvolta se ne conferma scientificamente la validità, fattori apparentemente insignificanti, come la tonalità della luce ricreata, la sua frequenza e variabilità, la simulazione di un’alba e tramonto e l’effetto luna, la creazione di territori ben schermati, vengono via via variati o apportati.
Il Centro non soltanto studia la fisiologia dell’animale, la sua alimentazione e le sue caratteristiche genotipiche e fenotipiche, ma studia anche le condizioni ambientali necessarie alla salute psichica del soggetto esaminato.
L’importanza dei colibri
Ogni animale ha un ruolo fondamentale all’interno di un ecosistema naturale. Il colibrì è invece un uccello estremamente importante ed essenziale, non solo per l’areale in cui vive, ma anche per l’equilibrio dell’intero pianeta. Esso è infatti responsabile dell’impollinazione dell’80% delle piante presenti in Centro e Sud America. La Commissione Internazionale per l’Ambiente per lo studio delle problematiche ambientali del Sud America, ha calcolato che un’ipotetica assenza del colibrì comporterebbe la morte dell’intero continente sudamericano nell’arco di tre generazioni, con conseguenze inimmaginabili per il nostro pianeta. Vediamo di capire perché questo piccolo uccello svolge un ruolo così determinante.
Il colibrì ha un metabolismo estremamente accelerato, unico nel mondo animale, la sua frequenza cardiaca è di ben 1260 battiti a minuto. Questa caratteristica gli permette di fare cose eccezionali come ad esempio volare ad oltre 100km/h e rimanere sospeso nell’aria sbattendo le ali fino a 70 volte al secondo. Il colibrì è inoltre l’unico uccello capace di volare in retromarcia. Tuttavia il prezzo che deve pagare per queste sue incredibili capacità è molto alto: il colibrì deve mangiare in continuazione, qualora rimanesse senza nutrimento anche solo per 30 minuti sarebbe destinato a morte. La quantità di nettare che ogni singolo colibrì deve mangiare al giorno è molto elevata e può arrivare fino a 30 ml. Considerato che ogni fiore contiene un’esigua quantità di nettare, il colibrì in natura deve visitare un numero elevato di fiori, approssimativamente dai 900 ai 1200 al giorno. Questo spiega perché nel corso dell’evoluzione tutte le piante del Sud America, compresi gli alberi dell’Amazzonia, si sono evoluti con questo tipo di impollinazione.
Nonostante l’importanza dei colibrì per l’equilibrio mondiale del nostro pianeta, non esiste ancora al mondo un centro di allevamento e reintroduzione in natura dei colibrì più minacciati.
C’è quindi la necessità di creare dei centri di allevamento in Sud America, che con la collaborazione delle associazioni ambientaliste internazionali e delle popolazioni autoctone, permettano di allevare le specie più minacciate e di reintrodurle nelle aree di secondo o terzo rimboscamento.
L’apertura di centri di allevamento in loco è una metodologia universalmente riconosciuta proprio perché oltre a salvaguardare le specie in via di estinzione, permette di proteggere le foreste nelle quali il progetto viene sviluppato e dà lavoro alle popolazioni autoctone economicamente svantaggiate. L’apertura di questo centro per i colibrì, il suo mantenimento e la possibilità che questo centro funzioni scientificamente è vincolato però dalla necessità di avere un’Area di Ricerca europea collegata. Vedremo ora perché.
Perché non trasferire questa Istituzione Scientifica in Sud America? Perché questa Area di Ricerca non è stata aperta direttamente nelle foreste sudamericane? Perché un centro europeo sarebbe così determinante per la sopravvivenza di queste specie?
Nel paragrafo precedente abbiamo discusso quanto la sopravvivenza stessa dell’Amazzonia e del Sud America sia vincolata dall’impollinazione dei colibrì, e come essi siano importanti per l’intero equilibrio mondiale. Di questi animali però si conoscono pochissimi dati, tutte le tecniche finora applicate sono conseguenze di sperimentazioni di allevatori che, per quanto appassionati e competenti, non hanno una metodologia scientifica. Il problema è che relativamente ai colibrì non esiste ancora un protocollo scientifico d’allevamento. Non ci sono neppure dei dati certi sul loro fabbisogno energetico, ne sull’assunzione dei singoli elementi nutritivi. Le diverse case di produzione del nettare, dalla Nekton all’Avian, così come gli allevatori tedeschi e olandesi che realizzano tale alimento in casa, hanno confermato di NON fare uso di sperimentazioni universitarie che diano indicazioni reali e comprovate da riscontri oggettivi, del corretto fabbisogno di lipidi, glucidi, carboidrati e microelementi delle diverse specie di colibrì.
Stiamo parlando quindi di composti fondamentali, essenziali in ogni dieta umana o animale, e non solo di microelementi, vitamine o sali minerali. Per quanto il nettare tuttora utilizzato sia comunque discreto, in quanto permette la sopravvivenza ed anche la riproduzione in cattività di alcuni soggetti, la sua ricetta è stata formulata negli anni con una “metodologia ad errore” senza nessuna applicazione scientifica. Per ovviare a questo grave problema abbiamo avviato delle sperimentazioni scientifiche che ci permettano di realizzare un nettare consono alle necessità metabolico-nutrizionali dei colibrì. Con la collaborazione dell’Università di Trieste, stiamo valutando la possibilità di fare delle accurate analisi per ricercare i singoli elementi nutritivi presenti nelle feci e poter così definire un “bilancio nutrizionale”. L’aspetto alimentare è un fattore molto importante, ma è solo uno dei tanti non ancora studiati.
Non si conosce inoltre l’alimentazione di un colibrì al suo primo giorno di vita e durante l’accrescimento, ne si sono mai fatte analisi sulla flora batterica e micotica intestinale per differenziare quella patologica da quella fisiologica. Sono inoltre sconosciute le variazioni degli ormoni per calcolare un ciclo riproduttivo, e mancano completamente i dati relativi alla temperatura di incubazione artificiale delle uova e alla percentuale di umidità.
È quindi importante che le Associazioni Ambientaliste europee, le Università e i Ministeri dell’Ambiente aprano dei centri di allevamento in Centro e Sud America, ma è altrettanto importante che questi centri siano affiancati ad Aree di Ricerca e Università europee che possano seguire scientificamente le ricerche promosse. In questo modo, ogni qual volta un’Associazione Ambientalista, un gruppo di studio o un Ministero dell’Ambiente si trova di fronte ad un problema o alla necessità di particolari analisi, ha la possibilità di appoggiarsi a laboratori specializzati per ottenere le informazioni necessarie.
Ecco perché un’Area di Ricerca per lo studio di un protocollo scientifico d’allevamento dei colibrì è essenziale. È fondamentale quindi creare un metodo di allevamento, di riproduzione naturale e artificiale, un nettare che realmente soddisfi le necessità dei singoli individui, una metodologia per curare le patologie più comuni affinché i centri che verranno aperti in Sud America possano avere i mezzi e le conoscenze necessarie per lavorare al meglio.
“Il protocollo d’allevamento dei colibrì” e le ricerche svolte
dal Centro.
Il primo obiettivo del “Centro per la salvaguardia dei colibrì” è la realizzazione di un protocollo scientifico di detenzione, cura, riproduzione e alimentazione.
Creare quindi una metodologia di allevamento e di conoscenza delle caratteristiche metaboliche, genotipiche, ambientali, comportamentali e quindi fenotipiche dei Trochilidi. Per raggiungere questo importante traguardo vengono svolte le seguenti ricerche:
- osservazione del comportamento dei colibrì in natura e negli ecosistemi ricostruiti raffrontandone le differenze al fine di capire quali fattori ambientali sono determinanti per la vita e la riproduzione dei soggetti - analisi periodica delle feci per conoscere le composizioni della flora batterica e micotica presente e apprendere quali batteri e lieviti sono fisiologici e quali patologici
- effettuare periodici antibiogrammi in modo da conoscere le variazioni delle resistenze di questi batteri ai diversi principi attivi farmacologici
- controllare la risposta del sistema immunitario per i colibrì detenuti in ambienti complessi come le serre e quindi ricchi di batteri, in laboratori completamente sterili e nel caso di assunzione di cibi contaminati come i moscerini della frutta.
- analisi degli elementi nutritivi presenti nelle feci (carboidrati, proteine, ecc.) tramite delle “gabbie metaboliche”. Questo ci permette di definire un bilancio, sottraendo ciò che viene ingerito da ciò che viene espulso, al fine di comprendere quali elementi sono in eccesso e quali no. In questo modo siamo in grado di variare la composizione del nettare artificiale, migliorandolo.
- analisi della composizione dei nettari di fiore più comunemente utilizzati dai colibrì in natura per apporre le dovute modifiche ai nettari esistenti in commercio
- analisi degli ormoni presenti nelle feci, in particolare del testosterone per comprendere meglio il ciclo riproduttivo.
- studio del grado di accumulo delle riserve di glicogeno nel fegato. Utile per prevenire l’ipoglicemia nei soggetti malati o per stabilizzare la temperatura corporea di un soggetto a rischio di ipotermia. Alcune applicazioni pratiche di questa tesi possono essere molto Importanti se applicate a colibrì che sono soggetti a particolare stress o devono fare lunghi viaggi.
- controllo delle preferenze comportamentali e territoriali delle singole specie. Alcuni colibrì, per esempio, amano stare in spazi limitati (ad esempio 2m x 2m) ma non avere la presenza di altri colibrì nelle vicinanze e neppure di vedere i soggetti vicini o il compagno, altri invece prediligono spazi più ampi, altri ancora hanno bisogno di sentirsi dominanti e di non vedere simili ad un’altezza superiore alla loro, ecc.
- analisi, anche attraverso dei filmati continui, della fase completa di sviluppo dei piccoli nati in modo da conoscere la frequenza di alimentazione dei nidiacei e la variazione del rapporto proteina solida – nettare dalla schiusa al primo volo. Ciò è possibile anche grazie a microcamere capaci di vedere in semitrasparenza il gozzo del nidiaceo.
- studio delle patologie e metodologie di cura. Questo aspetto è uno dei più importanti in quanto permette di conoscere le patologie dei colibrì e permette non solo di formulare un metodo di intervento diagnostico e di profilassi, ma anche un metodo di prevenzione. Fondamentale l’analisi del sangue che viene effettuata periodicamente a tutti gli esemplari ospitati.
Nel Centro è stato realizzato un laboratorio di pronto intervento, di rianimazione e una struttura mobile in un’apposita ambulanza della Croce Rossa Italiana, con la collaborazione di Polizia, Carabinieri e Forestale, per interventi sul territorio italiano ed europeo.
Raggruppamento delle risorse presenti in Europa e delle organizzazioni che si occupano di colibrì
Per il raggiungimento del Protocollo d’allevamento è essenziale creare un ponte di collegamento e di sinergia con le Associazioni Ambientaliste europee e quelle che operano in Centro e Sud America (affinché possano mettere in pratica le ricerche da noi effettuate e coinvolgere le popolazioni autoctone), con le Università (in particolare quelle che hanno già studiato alcune caratteristiche genotipiche e comportamentali dei colibrì) e infine con gli allevatori esistenti in Europa. Diverse sono le opinioni relative alla validità di collaborazione e intervento degli allevatori privati. Questi non danno certamente garanzie di scientificità e molto spesso non sono disponibili a confronti e scambi di opinioni. Gli allevatori seguono spesso metodi di allevamento molto vecchi senza essere disposti a verificarne la validità scientifica o ad apporre delle migliorie. Tuttavia bisogna riconoscere ad alcuni di loro una grande ed indiscussa passione, un amore tale da sacrificare tutta la loro vita e il loro tempo all’allevamento di questi animali.
Questa passione, questa grinta e questa determinazione seguita spesso da un’attenta e costante osservazione ha permesso il raggiungimento di alcuni traguardi impensabili come la riproduzione di soggetti rari precedentemente mai riprodotti da Università o Bioparchi. Purtroppo gli allevatori non sono affiancati da veterinari specializzati, che sono comunque pochissimi nel mondo, e non hanno la possibilità di disporre di laboratori specializzati ad effettuare analisi cliniche. Inoltre il più delle volte non hanno strutture di isolamento o quarantena per i soggetti che si ammalano o per i nuovi arrivati, mettendo a rischio l’intero allevamento.
Tuttavia dobbiamo riconoscere l’importanza degli anni di lavoro di questi appassionati e fare tesoro di queste insostituibili esperienze. Dobbiamo inoltre cercare di entrare in questi allevamenti, offrire anche gratuitamente le nostre competenze e le nostre conoscenze per aiutarli, conquistando la loro fiducia. Quando gli allevatori avranno a disposizione le nostre conoscenze scientifiche e veterinarie potranno ridurre il rischio di mortalità e incrementare le nascite.
Per contro questi allevamenti dovranno mettere i risultati delle scoperte e delle metodologie di allevamento a disposizione della comunità scientifica e delle Associazioni Ambientaliste.
I loro allevamenti saranno aperti alle nostre analisi, alle nostre attrezzature e alla nostra equipe medica coordinata dal primario il dott. Pierfrancesco Bertoni dirigente sanitario del Medical Centre di Fabbrico (RE). Ciò permetterà la salvaguardia dell’allevamento in questione, preservandolo da eventuali malattie, contaminazioni, deficit alimentari, ecc. e nello stesso tempo permetterà alla comunità scientifica di avere un “laboratorio in più” per raccogliere dati importanti e sperimentare nuove metodologie di intervento.
Inoltre tutta l’insostituibile esperienza del proprietario dell’allevamento andrà a beneficio della collettività.
Il Centro per la salvaguardia dei colibrì dopo i primi riconoscimenti ambientali internazionali ricevuti dai Ministeri dell’Ambiente italiano, tedesco, ecuadoregno, e peruviano ha avviato un’intensa collaborazione con alcuni allevatori europei riuscendo a volte nell’arduo intento di mettere in contatto ricercatori e allevatori. Da questo lavoro che ha permesso di curare e coordinare alcuni allevamenti di colibrì presenti in Europa, è nata la Kolibri Study Foundation, fusione dei gruppi di studio con la Kolibri fruende diretta dal presidente Klaus Labude.
La collaborazione con questo centro ci ha permesso di aiutare moltissimi colibrì in Europa e di ricevere in donazione quasi metà dei colibrì che abbiamo salvato.
Ma il risultato più importante è che grazie ad un protocollo d’intesa firmato con il Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, la Provincia di Trieste, il prof. Schuchmann e il presidente Labude, il Parco Tropicale è diventato il referente europeo per la cura e la profilassi delle malattie dei Trochilidi. Inoltre, in caso di decesso di un colibrì, anche di altre strutture, i nostri laboratori coordinati dal patologo prof. Giacomo Rossi docente dell’Università italiana di Camerino, effettueranno le relative autopsie permettendo di raccogliere dati importantissimi che altrimenti andrebbero persi per sempre. Le autopsie e le analisi istologiche di ciascun organo, non sono solo essenziali per comprendere la causa del decesso, ma anche per conoscere lo stato di salute di ciascun organo. Ciò ci permette di intervenire sugli altri colibrì sani variando la composizione del nettare e le tecniche di cura.
Localizzazione del Centro per la salvaguardia dei colibrì
La sede del centro è situata a Trieste nel Demanio dello Stato, precisamente nel Parco del Castello di Miramare. In quest’area si trovano diverse Istituzioni Scientifiche e Ambientali, noi siamo situati nel promontorio che sovrasta la baia di Grignano, di fronte al Castelletto che ospita i nostri colleghi del WWF Italia Riserva Marina di Miramare. Il centro è situato all’interno delle Serre Imperiali mentre in altre aree e edifici adiacenti ci sono i nostri laboratori ed altri ecosistemi ricreati.
Il Centro per la salvaguardia dei colibrì apre al pubblico, le Serre Storiche del Parco di Miramare, che ospitano parte del Centro, sono visitabili da scuole, famiglie e turisti
Gli amministratori locali, i politici, i funzionari del Governo Italiano, volevano che questa importante iniziativa diventasse una risorsa per Trieste e un’occasione per incrementare il prestigio dell’Italia in Europa e nel mondo. E’ stata per questo motivo realizzata in un territorio prestigioso, già conosciuto per le sue iniziative Ambientali e Scientifiche, come la Riserva Marina del WWF e l’Immaginario Scientifico LIS.
Attraverso questa iniziativa il Governo Italiano, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Ministero dell’Ambiente e gli Enti locali come Regione, Provincia e Comune hanno voluto dare al pubblico italiano e straniero l’opportunità di visitare questo centro unico in Europa. Un modo per sottolineare che anche l’Italia è un Paese attento alle problematiche ambientali internazionali.
Il Centro ha così avuto la possibilità di farsi conoscere al pubblico e di contribuire ad una corretta diffusione di una cultura etologica di rispetto dell’ambiente e di sensibilizzazione del cittadino alle problematiche ambientali del nostro pianeta. Grazie agli studenti dell’Università di Trieste abbiamo offerto un sistema di guide esperte per accompagnare ed istruire il nostro pubblico.
L’apertura al pubblico della nostra Istituzione è stata inoltre un valido sistema di autofinanziamento permettendoci di crescere ed evolvere senza pesare sulle tasche dei contribuenti, dimostrando che si può fare scienza e cultura anche senza pesare interamente sui finanziamenti Statali.
Il Centro per la salvaguardia dei colibrì apre così al pubblico dando la possibilità ai visitatori di addentrarsi in una ricostruita foresta tropicale e di ammirare le splendide Serre dell’Imperatore Massimiliano nel Parco Demaniale del Castello di Miramare. Di concerto con gli Enti Pubblici, locali e nazionali, le Serre Storiche Imperiali riprendono vita con il nome di Parco Tropicale.
Trasformazione dell’Istituzione centro in attrattiva turistica e centro didattico senza snaturare lo spirito di conservazione della natura proprio di questa Associazione Ambientalista
Il Centro per la salvaguardia del colibrì è e rimane una Istituzione Scientifica per lo studio dei colibrì e per la stesura del primo protocollo d’allevamento e reintroduzione. Il Centro, per conseguire le finalità di protezione ambientale e per ospitare i colibrì in ambienti confortevoli, realizza ecosistemi tropicali complessi necessari a riprodurre le condizioni ideali per la vita e l’acclimatamento di questi animali.
Quando sussistono le condizioni per cui questi biotopi possano ospitare dei visitatori, senza che questo disturbi gli animali ospitati, gli ambienti vengono aperti al pubblico.
Tuttavia è importante precisare che questa è un’opportunità, utile anche di autofinanziamento, ma non è ovviamente né una finalità né una priorità per il Centro che rimane un’Associazione Scientifica ed Ambientale senza fini di lucro.
Il Centro per la salvaguardia dei colibrì è comunque disponibile a possibilità di ulteriore sviluppo sul territorio italiano ed estero, e ad ospitare, ove possibile, altri uccelli che necessitano di prima accoglienza.
La seconda serra dell’Imperatore Massimiliano ospita infatti alcuni Lori nati in cattività e altri uccelli come Idrofagiani, Pavoncelle e Roul Roul, ecc. che ci sono stati donati, oltre ad un’Ara ararauna. Questi arricchiscono il Parco Tropicale permettendo di incrementare la promozione e la visibilità del Centro per la salvaguardia dei colibrì ed il suo sovvenzionamento. Il Centro per la salvaguardia dei colibrì è disposto ad accogliere gli esemplari che i privati, la Pubblica Amministrazione o il Corpo Forestale dello Stato vorranno in futuro affidarci, tuttavia avrà bisogno di nuove aree e nuove serre in quanto tutti gli spazi finora a disposizione devono essere utilizzati per gli sviluppi del progetto sui colibrì.
Il rapporto uomo-colibrì.
Inizialmente avevamo paura che la presenza umana potesse influenzare i comportamenti dei colibrì.
Se la presenza umana avesse disturbato o comunque interferito negativamente nelle funzioni fisiologiche dei colibrì, questo avrebbe influenzato la riproduzione e le future tecniche di reintroduzione in natura. In realtà abbiamo avuto la conferma che la presenza umana non interferisce negativamente sulla vita di questi animali, al contrario le femmine insistono a fare il nido lungo il percorso riservato ai visitatori. La presenza dell’uomo viene infatti considerata dalle femmine di colibrì come una protezione del nido e della futura prole nei confronti di eventuali predatori e persino dello stesso maschio che volendo accoppiarsi frequentemente, disturba la prole.
Questo ci fa capire l’incredibile capacità di apprendimento dei colibrì, inferiore solo ai psittacidi e a pochi altri uccelli. Sono in grado di comprendere che l’uomo è un “amico” che si adopera per il loro benessere tanto da riconoscerlo come un “innocuo ospite” della foresta ricreata, con cui instaurare un rapporto di reciproca collaborazione, pur senza avere nei suoi confronti il tipico rapporto di dipendenza degli animali “imprintati”.
La consapevolezza che la presenza umana non interferisce negativamente sulla vita e sulla riproduzione di questi animali, ci ha permesso di venire incontro alle esigenze degli amministratori locali aprendo sempre più aree al pubblico e dando sempre più la possibilità a famiglie e scuole di visitare il nostro Centro. Grazie alla collaborazione del Ministero dell’Ambiente italiano, del Comune di Trieste e della Fondazione CRTrieste abbiamo trasformato un nostro laboratorio in una serra con enormi vetrate affinché il visitatore possa ammirare, in questo caso dall’esterno questi ambienti popolati dai colibrì.
In altri ambienti l’ingresso del pubblico non è possibile perché vengono fatte particolari ricerche e rigidi controlli su soggetti arrivati di recente o perché trattasi di ambienti sterili.
I laboratori del Centro per la salvaguardia dei colibrì.
Grazie all’intervento del Ministero dell’Ambiente, del Comune di Trieste e della Fondazione CRTrieste, sono stati realizzati diversi laboratori: uno di pronto intervento, un’infermeria, una camera sterile per l’isolamento di soggetti infetti, un centro di quarantena riconosciuto dalla Normativa 2000/666/CE e un’ambulanza attrezzata con infermeria, camere calde e nursery per gli interventi sul territorio italiano ed europeo.
Particolare attenzione merita la camera sterile dove vengono inseriti i soggetti appena arrivati da altri allevamenti.
All’interno vengono fatte tutte le analisi necessarie (batteriologiche, virologiche, parassitologiche, comportamentali, ecc.) e l’applicazione della “human-terapy”.
La camera sterile è “incapsulata” all’interno di una struttura sigillata in PVC. In questo modo tutta l’aria per entrare e uscire dal laboratorio passa attraverso questa “intercapedine” per essere climatizzata, ossigenata e filtrata attraverso appositi filtri HEPA. Nella camera sterile vengono anche introdotti soggetti a seguito di interventi chirurgici o dopo essere stati dimessi dal laboratorio di pronto intervento.
Se necessario, vengono fatti i trattamenti farmacologici e antibiotici e vengono monitorate costantemente tutte le funzioni vitali dell’organismo, la quantità di cibo assimilata all’ora, e le variazioni della flora batterica e micologica intestinale.
Per interventi lievi viene utilizzato il laboratorio di pronto intervento, mentre per operazioni chirurgiche più complesse vengono utilizzati i reparti del Medical Centre di Fabbrico (RE), sotto la direzione del nostro primario il dott. Pierfrancesco Bertoni.
I trasporti di soggetti delicati o che necessitano di analisi e cure mediche vengono sempre effettuati in apposita ambulanza e con la scorta di Polizia o Carabinieri, mentre per i tratti europei si predilige l’uso dell’elicottero o dell’aereo.
Questo argomento è stato oggetto di un servizio televisivo (Rai Due) che ha documentato il trasporto di un colibrì all’interno di un’apposita ambulanza della Croce Rossa Italiana, con la scorta dei Carabinieri di Trieste sotto il diretto controllo del Comandante Provinciale Colonnello dott. Enzo Fanelli e del Dirigente della Polizia di Frontiera e Polaria il colonnello Enrico Maiova.
I servizi offerti alla comunità scientifica e ambientale internazionale dall’Istituzione Scientifica e Associazione Ambientalista Centro per la salvaguardia dei colibrì.
Il Centro per la salvaguardia dei colibrì offre consulenze per aiutare i bioparchi e le realtà che detengono i colibrì, affinché siano tenuti nelle migliori condizioni.
Ci offriamo inoltre di acquistare esemplari che vengono detenuti da queste strutture affinché possano trovare migliore accoglienza nei nostri ecosistemi e affinché la loro detenzione non sia fatta solo per scopi espositivi.
Nel caso di insorgenze di malattie particolari, com’è accaduto in un centro olandese, la nostra equipe medica, coordinata dal primario il dott. Pierfrancesco Bertoni, si trasferisce dov’è necessario per prestare assistenza ed aiuto.
Nel caso di interventi particolari, costosi e che comunque comportano il trasferimento dell’intera equipe, in alternativa al pagamento di un corrispettivo economico, accettiamo in donazione parte dei colibrì salvati. Stiamo inoltre cercando di mettere in contatto gli allevatori esistenti perché possano scambiarsi i colibrì di cui hanno esemplari di un solo sesso affinché possano formare delle coppie per tentare la riproduzione.
Il Centro per la salvaguardia dei colibrì non si rivolge però soltanto alle Istituzioni Europee, stiamo infatti portando a termine un progetto che prevede l’imminente apertura di un centro di studio e allevamento dei colibrì in Ecuador e Perù con la collaborazione del Ministero dell’Ambiente Italiano, Ecuadoregno e Peruviano e delle associazioni governative e non a noi collegate.
Questo importante progetto permetterà di mettere in pratica e sperimentare su larga scala le scoperte effettuate nel nostro Centro Europeo e di raccogliere sul campo dati importanti per migliorare ed ampliare le ricerche effettuate nei nostri laboratori.
Questo Centro potrà fungere da precursore e fornire quel know how alle Istituzioni Scientifiche e alle Associazioni Ambientaliste che intendano promuovere l’apertura riserve naturali per l’allevamento e la reintroduzione in natura dei colibrì.
Perché non realizzare questo Centro in altre aree prestigiose come l’Area di Ricerca di Padriciano?
Perché gli amministratori pubblici locali e nazionali hanno voluto realizzare questo Centro in area storica e culturale e spingere per il suo sviluppo turistico?
Indipendentemente dall’indiscusso valore ambientale del Centro per la salvaguardia dei colibrì, questa realtà è comunque un’attrattiva turistica tra la più importanti del Friuli Venezia Giulia. Gli amministratori pubblici, locali e nazionali, riconoscono il valore scientifico ed ambientale del Centro ma è naturale che, nell’interesse di uno sviluppo economico e culturale della Regione Friuli Venezia Giulia, incentivino la promozione turistica di tale iniziativa. Il Parco Tropicale è stato visitato, in pochi anni, da più di 250.000 visitatori, un grande numero per una piccola realtà come Trieste e le persone che vengono a visitarci diventano a loro volta portavoce dei valori trasmessi dal nostro Centro e della vocazione scientifico ambientale di questa città mitteleuropea.
Lo stesso Ministro dell’Ambiente, visitando il Centro per la salvaguardia dei colibrì ed entrando all’interno della foresta che abbiamo ricreato nelle Serre dell’Imperatore Massimiliano ha sottolineato l’importanza anche culturale e turistica della nostra iniziativa.
Il Parco Tropicale infatti, oltre a proteggere l’ambiente e i colibrì, si offre al grande pubblico contribuendo fattivamente alla diffusione di una cultura etologica di salvaguardia delle biodiversità del Sud America. Inoltre chiamare il Centro per la salvaguardia dei colibrì “Parco Tropicale” non sminuisce la nostra realtà, anzi fa capire alla gente che questo è anche un Parco Faunistico.
È importante che i visitatori comprendano che il Centro non è solo costituito da laboratori di analisi e attrezzature tecniche, ma è composto da piante e fiori che ricreano gli ambienti naturali dove questi animali possono volare liberi.
Ben venga quindi se il Governo Italiano, o le Amministrazioni locali vogliono promuovere la concezione di un Parco Faunistico, di una riserva naturale tropicale di richiamo turistico, se ciò aiuta e sostiene istituzionalmente e finanziariamente il nostro Centro.
Ci ha riempito d’orgoglio la consapevolezza che la visibilità del nostro Centro possa essere, come ha detto il Ministro dell’Ambiente italiano al Convegno mondiale delle biodiversità del 2005, alla presenza dei delegati di 188 nazioni: “un orgoglio per lo Stato Italiano e un prestigio per l’Italia”.
Miramare Science Campus
Il Parco Tropicale ha aderito insieme ai colleghi del WWF Italia Riserva Marina di Miramare e dell’Immaginario Scientifico LIS, all’iniziativa denominata Miramare Science Campus.
Tale iniziativa è nata per promuovere nei confronti della popolazione la conoscenza delle innumerevoli attività ambientali e scientifiche del comprensorio di Miramare.
La volontà è di collaborare tutti assieme come un unico ente, aprire i nostri laboratori e far conoscere a tutta la cittadinanza, attraverso visite guidate, le finalità ideologiche e ambientali, oltre che scientifiche, che accomunano il nostro Centro per la salvaguardia dei colibrì con il WWF Italia Riserva Marina, con l’Immaginario Scientifico, con il TWAS e con il Centro di Fisica ICTP.
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