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Le sorti e il destino dell’Amazzonia nelle mani di 80 “colibrì triestini” e del Ministro Stefania Prestigiacomo
La comunità scientifica: se i colibrì triestini moriranno o saranno trasferiti dal Centro colibrì di Trieste le foreste amazzoniche si trasformeranno a breve in un deserto
Il Governo della Colombia scrive al Ministro Prestigiacomo e al G8 dell’Ambiente, le Università di Bonn, Camerino, Udine, Boyaca e Guayaquil sottoscrivono: “le biodiversità dell’Amazzonia rischiano di sparire non tanto per la deforestazione o il riscaldamento globale ma per la progressiva estinzione delle specie di colibrì da cui dipende la sopravvivenza delle nostre foreste”. I colibrì infatti sono gli impollinatori dell’85% degli alberi del Sud America. La Presidenza della Repubblica dell’Ecuador scrive al Quirinale chiedendo di sostenere i colibrì triestini e si appella alla comunità internazionale e al signor Beppe Grillo (cittadino onorario dell’Ecuador in quanto “paladino dei colibrì honoris causa”) per salvare i colibrì triestini.
Il colibrì è un uccello sudamericano incredibile: vola a 100km/h in retromarcia, pesa quanto una sigaretta, muove le ali più di 80 volte al secondo, il suo cuore batte 1260 volte al minuto e mangia un “carburante” speciale: il nettare dei fiori. L’istituzione scientifica Centro colibrì di Trieste è l’unica istituzione del pianeta ad ospitare le ultime coppie da riproduzione di colibrì ex-situ del mondo che sono state donate dal Sud America al Governo Italiano. Dagli studi sui colibrì triestini si riuscirà finalmente ad allevarli anche in natura, reintroducendoli e preservandoli dall’estinzione. In questo modo si potrà preservare l’Amazzonia che è così indissolubilmente legata alla loro attività impollinatrice.
Nel 2005 il Ministro Matteoli e l’Ambasciatore del Presidente Berlusconi, il Ministro Plenipotenziario De Nardis, approvarono con entusiasmo un progetto di cooperazione internazionale per accogliere in Italia questi colibrì e per aprire delle riserve naturali in Sud America, affidando l’incarico al Centro triestino. Poi però il Ministero si dimenticò di ratificare in una Convenzione o in Legge gli impegni sottoscritti e già nel 2008 i colibrì stavano per morire. L’allora Ministro Pecoraro Scanio, messo alle strette dal programma Le Iene, da innumerevoli cittadini e dal Procuratore Capo di Trieste Nicola Pace, concesse 40.000 euro all’anno. La vita dell’Amazzonia e di questi ottanta colibrì per lo Stato valeva meno di un orto botanico di provincia, ma ciò nonostante il Centro riuscì a sopravvivere grazie anche all’abnegazione dei dieci scienziati che ci lavorano da anni senza paga e a tempo pieno e che stanno sacrificando persino il loro patrimonio personale pur di evitare una strage. Ma pochi giorni fa il Ministro Stefania Prestigiacomo ha dichiarato: basta, non daremo più contributi pubblici per quegli uccelli! Quindi nemmeno i 40.000 euro arriveranno più condannando i colibrì a morte certa o ad un trasferimento che sarà comunque LETALE per questi delicatissimi animali.
Il Ministero dell’Ambiente, per mano del Corpo Forestale, ha trovato anche un modo per zittire scienziati, giornalisti e creditori impazienti: da pochi giorni ha fatto mettere sotto sequestro l’intera struttura sita nel Parco Demaniale del Castello di Miramare (con i ricercatori chiusi all’interno per mantenere in vita gli ecosistemi). Così se la Polizia Forestale tenterà uno spericolato trasferimento, con i colibrì che gli moriranno nelle mani, non ci potrà essere nessun giornalista a testimoniarlo. Nemmeno Le Iene e la CNN potranno più entrare a documentare la cattura e la morte di questi fragili uccellini.
Oltre al danno la beffa: l’Istituzione scientifica Centro colibrì che da anni chiede una Convenzione per poter sopravvivere, viene ora messa sotto sequestro dalla Forestale proprio perché non ha questa Convenzione, ma “solo” documenti di Ministri della Repubblica e quindi è “abusiva” (nonostante un Decreto Ministeriale che la riconosce Istituzione Scientifica!).
Si può permettere che il futuro dell’Amazzonia, delle biodiversità, e la vita di questi uccellini patrimonio dell’umanità venga messa a rischio da burocrati incapaci di trovare soluzioni? C’è un modo per salvare l’Amazzonia e questi ottanta colibrì triestini: chiedere al Ministro Stefania Prestigiacomo di sostenere il Centro colibrì di Trieste. Stiamo decidendo il futuro dei nostri figli e Stefania è una madre, certamente capirà. Chiediamole di avere la sensibilità di non condannare alla deportazione questi animali che a Trieste stanno bene e proprio in questi giorni si stanno riproducendo. Stefania Prestigiacomo non deve permettere che la Polizia Forestale cerchi di trasferirli condannandoli così a morte lontano dagli occhi dell’opinione pubblica e di quei scienziati che li hanno amorevolmente curati negli ultimi dieci anni. Chiediamole di ratificare una Convenzione con il Centro o di proporre un Decreto Legge; se c’è la volontà politica il problema si risolve.
Ti prego clicca qui per mandare una mail a Stefania Prestigiacomo, ai Governi coinvolti e alle principali testate giornalistiche europee, insieme possiamo salvare i colibrì. E se vuoi potrai anche donare un euro.
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